In base a quanto previsto dal cosiddetto decreto Genova, dal 28 settembre 2018 fino al 31 dicembre 2020, vi è la possibilità di riconoscere la cassa integrazione straordinaria, Cigs, per crisi aziendale, sino a 12 mesi, per tutti quei datori di lavoro la cui attività produttiva risulta cessata e che si ritrovano a dover espletare le procedure di licenziamento dei lavoratori. Il trattamento di integrazione salariale può essere concesso anche ai lavoratori dipendenti di imprese in procedura concorsuale, ad esempio in fallimento. Sempre tale decreto, inoltre, ha previsto, per le imprese in procedura fallimentare o in amministrazione straordinaria ammesse alla Cigs, un beneficio aggiuntivo consistente nell’esonero dal versamento all’Inps della quota di Tfr relativa alle ore perse per la cassa integrazione.

Proprio soffermandosi sul Tfr relativo alla retribuzione persa sorge spontanea una domanda: queste quote sono a carico dell’Inps? Il beneficio dell’esonero vale soltanto nel caso in cui l’azienda sia tenuta al versamento del trattamento di fine rapporto al Fondo di tesoreria, oppure anche nel caso di Tfr accantonato in azienda o presso un fondo di previdenza complementare? Entriamo nei dettagli e scopriamolo assieme!

TFR ai dipendenti in Cigs, chi paga

L’Inps ha provveduto di recente a chiarire tutti i dubbi in merito al TFR ai dipendenti in Cassa integrazione straordinaria attraverso un apposito messaggio. Innanzitutto, ricordiamo, il decreto Genova prevede l’esonero dal versamento al Fondo di tesoreria dell’Inps delle quote di accantonamento del Tfr, relative alla retribuzione persa per via della riduzione oraria o della sospensione, cosiddetta Cigs a zero ore, dei lavoratori che ottengono il trattamento di integrazione salariale straordinario.

L’INPS versa direttamente il TFR ai dipendenti che sono stati messi in cassa integrazione delle aziende in crisi e che si sono avvalse dell’esonero dal pagamento delle quote di accantonamento del trattamento di fine rapporto. Entrando nei dettagli è possibile ritrovarsi in una delle seguenti situazioni:

  • il Tfr è stato destinato ai fondi di previdenza complementare;
  • l’azienda versa il Tfr al Fondo di tesoreria dell’Inps, in quanto ha più di 50 dipendenti;
  • il dipendente ha deciso di accantonare il Tfr presso il datore di lavoro che ha fino a 50 dipendenti.

In ogni caso l’Inps effettua il versamento o l’accreditamento del Tfr maturato in un’unica soluzione, una volta cessata la cassa integrazione straordinaria autorizzata.

In particolare:

  • se il Tfr è stato destinato ai fondi di previdenza complementare, l’Inps trasferisce il Tfr maturato al fondo pensione di destinazione;
  • se il Tfr risulta accantonato presso il datore di lavoro, l’Inps provvede al pagamento diretto del trattamento di fine rapporto al lavoratore, alla fine del periodo di Cigs autorizzata.

Come chiedere il pagamento dell’Inps

Il Tfr, ricordiamo, deve essere pagato al dipendente una volta finita la cassa integrazione straordinaria in quanto l’impresa, per ottenere il beneficio dell’esonero, deve essere in fallimento o in amministrazione straordinaria, con i dipendenti che cessano il rapporto di lavoro in quanto licenziati oppure per il passaggio alle dipendenze dell’acquirente.

La domanda si presenta a partire dal giorno successivo alla scadenza del periodo di fruizione del trattamento di integrazione salariale straordinaria, con il versamento o l’accredito delle quote di TFR che avviene in un’unica soluzione, dopo tutte le opportune verifiche da parte dell’istituto di previdenza. Sono i curatori fallimentari o i commissari straordinari a dover presentare domanda all’INPS, attraverso il servizio “TFR: pagamento diretto Fondo Tesoreria, pagamento diretto quota maturata in CIGS, dichiarazione del responsabile procedura concorsuale Fondi Garanzia”, disponibile sul portale dell’Istituto, scegliendo la prestazione “TFR su CIGS” e indicando il decreto di autorizzazione così come previsto ai sensi dell’articolo 43-bis del D.L. n. 109/2018.