Il lockdown volto a limitare la diffusione del coronavirus ha avuto pesanti conseguenze non solo dal punto di vista sociale, ma anche economico. Numerosi settori, infatti, si ritrovano a dover fare i conti con ingenti perdite e proprio in questo ambito si rivela fondamentale l’intervento dello Stato. In tal senso l’Italia, già da aprile, ha avanzato l’ipotesi di avvalersi del Recovery Fund, con alcuni Paesi del Vecchio Continente, come l’Olanda, che non sembrano essere però dello stesso avviso.

Giuseppe Conte spinge sul Recovery Fund

L’impatto del Covid-19 sull’economia ha portato l’UE a comprendere la necessità di adottare soluzioni condivise, volte a superare questo momento storico particolarmente complicato dal punto di vista economico. Già ad aprile il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, aveva parlato di Recovery Fund, definendolo come una parte essenziale della trattativa con l’Unione Europea. Un mezzo per sostenere l’economia del Vecchio Continente ed in particolare aiutare i singoli Paesi più colpiti dalla crisi del Covid-19.

Le maggiori discussioni in tale ambito si sono concentrate sul MES, ovvero Meccanismo Europeo di Stabilità, sugli eurobond e anche sul Recovery Fund. I membri settentrionali dell’Unione hanno espresso la propria contrarietà nei confronti di qualsiasi forma di condivisione del debito, mentre quelli meridionali, tra cui l’Italia, si sono mostrati più disponibili in tal senso, soprattutto considerando lo stato dei loro conti pubblici. Qualche tempo fa, comunque, Francia e Germania hanno avanzato una prima proposta sul fondo di recupero basata esclusivamente su concessioni di denaro a fondo perduto. In seguito è arrivato il progetto di Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, al quale ha fatto seguito quello della Commissione europea. Si è quindi dovuto attendere luglio per trovare un accordo.

Olanda minaccia lo stop

Il pacchetto di luglio prevedeva di rispettare la data del 15 ottobre per lanciare le ratifiche dei Parlamenti nazionali necessari per far partire l’operazione, ma se tutto non procederà per il verso giusto, ecco che ne riparlerà verso la metà di novembre. In tal senso Giuseppe Conte confida nelle capacità di mediazione della presidenza tedesca, tanto da affermare: “No, non sono preoccupato. Ne parleremo anche a Bruxelles credo. Dopo quello che è stato fatto non è possibile non procedere speditamente”.

La Germania insiste con la propria proposta di mediazione sul tema della rule of law, ovvero la possibilità di bloccare i fondi europei a quei Paesi che violando lo stato di diritto producono un danno grave al bilancio dell’Unione e alle risorse proprie. Dall’altro canto l’Olanda minaccia di bloccare tutto. Il presidente olandese Mark Rutt, infatti, ha già anticipato che nel caso in cui non condividerà il risultato del Consiglio del 15 il Parlamento olandese potrebbe decidere di non ratificare la parte del Recovery Fund che necessita della ratifica dei Parlamenti nazionale, ovvero il capitolo che riguarda l’introduzione di nuove risorse proprie del bilancio Ue, quali Digital tax, carbon tax, tasse sulle transazioni finanziarie. Una eventualità che potrebbe finire per rimettere in discussione l’accordo raggiunto a luglio.