Quando si ha necessità di chiedere un finanziamento, uno dei primi problemi da affrontare è la valutazione del costo dell’operazione. Apparentemente la scelta sembrerebbe semplice: confronto i tassi di interesse che mi vengono offerti e scelgo quello più conveniente. Nella realtà dei fatti, però, bisogna sapersi orientare fra interessi nominali, reali, tassi fissi variabili o misti, spread eccetera. Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Definizione di interesse

Molto banalmente, si definisce interesse il guadagno economico che un soggetto ottiene per aver dato in prestito del denaro ad un altro soggetto.

Per il debitore è, al contrario, il costo da corrispondere in aggiunta al rimborso del capitale ricevuto in prestito.

Come si calcola

Il calcolo degli interessi che maturano su un capitale ottenuto in prestito e rimborsato in un’unica soluzione è facilmente ottenibile con la formula matematica dell’interesse semplice:

I = Crg/36.500 (Interesse = Capitale x tasso x giorni / 36500)

Per cui se ottengo in prestito 10.000,00 euro ad un tasso del 5% e lo restituisco dopo 90 giorni:

10.000,00 x 5 x 90 / 36500 = 123,28

Dovrò restituire 10.123,28 euro.

Le cose si complicano quando la restituzione del capitale preso in prestito avviene con rate periodiche, come nel caso del mutuo ipotecario o del prestito personale.

Si parla, in questo caso, di calcolo di interesse composto in quanto tiene conto del progressivo diminuire nel tempo del debito residuo.

Piano di ammortamento alla francese

La restituzione del debito viene programmata attraverso la formulazione di un piano di ammortamento che normalmente viene detto alla francese. La sua caratteristica fondamentale è che la quota degli interessi contenuta nella rata decresce nel tempo, mentre aumenta quella della restituzione del capitale.

Infatti, nel caso dell’ammortamento alla francese, all’interno della rata si modifica la suddivisione fra rimborso della quota di capitale e pagamento della quota di interesse con un sistema di quote di capitale crescenti e quote di interessi decrescenti. In definitiva, si pagano prima gli interessi e poi si completa la restituzione del capitale.

Facciamo un esempio.

Chiedo un prestito di 40.000,00 euro da rimborsare in 10 anni con rate semestrali al tasso del 4%. Il rimborso totale sarà di 41.600,00 euro (capitale più interessi) con una rata di 2.080,00 euro per tutta la durata del finanziamento. Sulla prima rata semestrale sarà calcolato un tasso del 2% (4% annuo diviso 2) sull’intero capitale per cui l’importo da pagare sarà composto da 800,00 euro di interessi e 1.280,00 euro di capitale).

Nella rata successiva il 2% verrà calcolato su un debito residuo di 38.720,00 euro (40.000,00 meno 1.280,00 rimborsati nella rata precedente) per cui l’importo sarà composto da 744,00 euro di interessi e 1305,00 euro di capitale. E cosi via fino alla completa estinzione del debito.

Questo metodo di calcolo è utilizzato dalla totalità di banche e finanziarie, e se è vero che consente una precisa programmazione dell’impegno, è altresì indubbio che con il passare del tempo diventa sempre meno conveniente estinguere anticipatamente il debito, avendo già pagato la maggior parte degli interessi.

Tipologie di tasso

Le due principali categorie sono tasso fisso e tasso variabile.

Tasso fisso

Come è di facile intuizione, si parla di tasso fisso quando il suo valore è sempre uguale per tutta la durata del prestito. Viene determinato contrattualmente aggiungendo uno spread (che in definitiva è l’utile della banca o della finanziaria) alla quotazione Eurirs (acronimo di Euro Interest Rate Swap), tasso interbancario di riferimento diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea pari ad una media ponderata delle quotazioni alle quali le banche operanti nell’Unione Europea realizzano l’Interest Rate Swap (detto anche IRS).

È un tipo di tasso che garantisce tranquillità consentendo la pianificazione delle uscite finanziarie, ma allo stesso tempo non consente di beneficiare di eventuali periodi di calo del costo del denaro.

DESCRIZIONEFIXINGDATAFIXING PR.DATA PR.
IRS 1A-0,46%08/09/2020-0,46%07/09/2020
IRS 2A-0,47%08/09/2020-0,46%07/09/2020
IRS 3A-0,46%08/09/2020-0,46%07/09/2020
IRS 4A-0,45%08/09/2020-0,44%07/09/2020
IRS 5A-0,41%08/09/2020-0,41%07/09/2020
IRS 6A-0,39%08/09/2020-0,37%07/09/2020
IRS 7A-0,35%08/09/2020-0,33%07/09/2020
IRS 8A-0,31%08/09/2020-0,29%07/09/2020
IRS 9A-0,26%08/09/2020-0,24%07/09/2020
IRS 10A-0,22%08/09/2020-0,19%07/09/2020
IRS 11A-0,16%08/09/2020-0,13%07/09/2020
IRS 12A-0,13%08/09/2020-0,10%07/09/2020
IRS 15A-0,01%08/09/20200,01%07/09/2020
IRS 20A0,05%08/09/20200,08%07/09/2020
IRS 25A0,05%08/09/20200,08%07/09/2020
IRS 30A0,03%08/09/20200,07%07/09/2020
IRS 40A-0,03%08/09/20200,02%07/09/2020
IRS 50A-0,07%08/09/2020-0,06%07/09/2020
Quotazione Eurirs, dal Sole24ore 8/09/2020

Tasso Variabile

Questo tasso viene determinato contrattualmente aggiungendo uno spread alla quotazione dell’Euribor (acronimo di Euro Inter Bank Offered Rate) diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea come media ponderata dei tassi di interesse ai quali le banche operanti nell’unione europea cedono i depositi in prestito.

Ovviamente, essendo legato all’oscillazione dell’indice finanziario di riferimento, la rata del prestito può variare. È un tasso attualmente molto favorevole, tenuto conto del valore addirittura negativo dell’Euribor, ma chi lo sceglie, soprattutto per operazioni con lunga durata, deve mettere in preventivo la possibilità di variazioni in aumento della rata.

NomeFixingDataFixing Pr.Data Pr.Fixing 365Fixing 365 Pr.
Euribor 1M-0,515%08/09/2020-0,513%07/09/2020-0,522%-0,520%
Euribor 3M-0,488%08/09/2020-0,487%07/09/2020-0,494%-0,493%
Euribor 6M-0,459%08/09/2020-0,459%07/09/2020-0,465%-0,465%
Euribor 12M-0,402%08/09/2020-0,401%07/09/2020-0,407%-0,406

Negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda i mutui ipotecari, le banche hanno cominciato ad offrire altre tipologie di tassi variabili con meccanismi che ne mitigano l’imprevedibilità.

Tasso variabile con CAP

La parola CAP (capped rate) è intesa come “tappo”. In sostanza, il tasso è libero di variare, ma non può superare un tetto massimo stabilito in fase di sottoscrizione del contratto. È una soluzione che evita aumenti indiscriminati del costo del finanziamento o che perlomeno li circoscrive entro un limite valutabile a priori. L’aspetto negativo è che le banche coprono il rischio di aumenti superiori al CAP con un uno spread più alto rispetto a quello offerto per il tasso variabile puro.

Tasso misto

È una particolare opzione, prevista contrattualmente, che permette di passare durante il periodo di ammortamento ed a scadenze prefissate, dal tasso variabile a quello fisso e viceversa. In definitiva, il debitore si assicura la possibilità di poter cambiare la tipologia del tasso in base alle condizioni del mercato. Come per il tasso con CAP, l’opzione concessa comporta uno spread più alto.

Tasso variabile e rata costante

È un finanziamento a tasso variabile ma con rate mensili che restano invariate per tutto il periodo di ammortamento. Le variazioni di condizioni di mercato si riflettono sulla durata del mutuo che può allungarsi (aumento dei tassi) o ridursi (diminuzione dei tassi). Il vantaggio è di beneficiare del favorevole tasso variabile avendo la tranquillità della rata fissa. Di contro, un periodo di ammortamento caratterizzato da aumento del costo del denaro può comportare un deciso allungamento della durata del finanziamento.

I principali indicatori finanziari

Dopo aver analizzato le varie tipologie di tassi vale la pena soffermarsi sui vari acronimi che identificano i principali indicatori con cui i consumatori si devono confrontare nell’accesso al credito. Chi non si è imbattuto in tecnicistiche sigle quali TAN, TAEG, TEG e TEGM? Proviamo a fare chiarezza.

T.A.N.

(Tasso Annuo Nominale) è il tasso cosiddetto puro con cui si calcolano gli interessi passivi applicati ad un finanziamento. Si ottiene sommando, come abbiamo già visto, lo spread applicato dalla banca o dall’istituto finanziario erogatore al tasso di riferimento (Euribor o Eurirs).

Nel calcolo del TAN non vanno considerate le spese accessorie che invece concorrono alla determinazione del TAEG.

 T.A.E.G.

(Tasso Annuo Effettivo Globale) definito come l’indice sintetico di costo o anche Indicatore Sintetico di Costo (ISC), rappresenta il costo complessivo di un finanziamento omnicomprensivo di tutti gli oneri. In sintesi, il TAEG tiene conto del TAN a cui vengono aggiunti tutti i costi obbligatori per l’erogazione del credito, quali spese di istruttoria e documentazione, spese di gestione pratica, bolli, imposte ed eventuali assicurazioni.

T.E.G

(Tasso Effettivo Globale) è utilizzato per verificare se ci siano condizioni usuraie nelle operazioni di credito effettuate da Banche o intermediari finanziari. È un indice di costo che, rispetto al TAEG, non tiene conto delle spese relative a imposte e tasse. Una volta calcolato va confrontato con il tasso soglia (il tasso di interesse massimo richiedibile, stabilito dalla Banca d’Italia trimestralmente): in caso di superamento si parla di usura e l’art. 1815 comma 2 prevede che “se sono convenuti interessi usurai, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi” e quindi tutti gli importi pagati devono essere recuperati integralmente.

T.E.G.M.

(Tasso Effettivo Globale Medio) comprende le spese e le remunerazioni a qualsiasi titolo, escluse imposte e tasse, e si riferisce agli interessi annuali praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari per operazioni della stessa natura. Viene rilevato ogni tre mesi dalla Banca d’Italia per conto del Ministro dell’Economia e delle Finanze che provvede alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Fino a qualche anno fa (31/5/2011) si aveva:

Tasso Soglia = TEGM + 50%

Dal 14/5/2011, “grazie” al cosiddetto Decreto Sviluppo (Decreto Legge n. 70 del 2011) del governo Berlusconi il rapporto è cambiato in questi termini:

Tasso Soglia = (TEGM + 0,25%) + 4

Questa variazione ha comportato enormi vantaggi alle Banche negli innumerevoli giudizi intentati per usura dalla clientela.

di Daniele Sasso